Una serata attesa da giorni per la presenza di ospiti di tutto riguardo alcuni dei quali, a causa del grave conflitto che da pochi giorni infiamma il medio-oriente, non hanno potuto purtroppo essere presenti.
“…per rimanere accanto ai propri familiari nel suo Paese dove in queste ore il linguaggio delle armi prevale su quello del cuore, incrinando il percorso del dialogo e della pace.E' il momento del cordoglio, del silenzio e del raccoglimento” ha scritto nei giorni antecedenti la manifestazione il musicista di origine palestinese Nabil Salameh, che avrebbe dovuto esibirsi, in un simbolico e fraterno abbraccio di culture, a fianco di Achinoam Nini, più conosciuta come Noa. |
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All'ultimo momento una comunicazione simile è giunta da Rim Banna, la più famosa vocalist palestinese.
Così è rimasto affidato a Noa l'arduo compito di messaggero di pace in un momento così delicato per il suo paese. La cantante, molto impegnata a livello umanitario e sociale, non ha voluto sottrarsi ad esso per consentire che un grido unico e forte si levasse contro le guerre. |
La professionalità dell'artista ha poi dato sfogo a tutte le sue doti, trascinando il pubblico con le sue melodie, e i bambini della Fondazione Luchetta con il suo inno di pace “Shalom Shalom”. Noa e Carlo Fava hanno proposto poi la canzone “Un discorso in generale”.
Maurizio Martinelli, la “mula triestina” Giovanna Botteri e Franco Di Mare, volti ormai noti dei nostri Telegiornali Rai, hanno poi dato il via alla kermesse di artisti, giornalisti, reporter e operatori che hanno affollato il palco del Premio. |
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Per primo è salito sul palco Robert Knoth dell'Agenzia Contrasto, al quale è stato consegnato il Premio Miran Hrovatin dal sindaco di Trieste Roberto Dipiazza per la foto “Cernobyl” che ritrae due ragazzi bielorussi affetti da handicap mentale, affidati, come altre migliaia, ad un istituto che accoglie i bambini colpiti da radiazioni dopo lo scoppio di un reattore nucleare.
"Sono contento di questo premio perché Chernobyl, a vent'anni di distanza, è quasi un problema dimenticato. Questa è un'opportunità per riportarlo all'attenzione dei media. Il mio reportage fa parte di una storia più ampia in quattro episodi, alla quale ho lavorato per sette anni, sugli incidenti nucleari nell'ex unione sovietica: quello di Chernobyl non è stato l'unico e sicuramente nemmeno il peggiore”. |
Jon Ashworth, rappresentato sul palco dal console britannico a Trieste John Dods che ha ritirato il Premio intitolato a Dario D'Angelo dal governatore della Regione FVG Riccardo Illy, ha inviato un video messaggio al pubblico raccolto in piazza Unità, in quanto, avendo nel frattempo lasciato il suo lavoro da inviato del Times, ha deciso di portare il suo aiuto come Charity Operator nello Sri Lanka dove ha attivato una Fondazione.
“Sceso dall'aereo a Colombo nel bel mezzo di un acquazzone tropicale, passai un'ultima volta i controlli. comprare macchine seminatrici. costruire centro computer. riparare land rover. questo non era esattamente il mio classico itinerario vacanziero. d'altra parte, non ero in Sri Lanka per vedere le bellezze del luogo. Pochi giorni più tardi, stavo su un polveroso e sperduto sentiero a sette ore da colombo per comprare delle capre. Come uno fa di solito. A Wimalasiri, sopravvissuto allo tsunami, ne servivano una dozzina per un progetto di allevamento. Poiché per essere pesata veniva fatta dondolare sui piatti di una bilancia, ogni singola capra strepitava nel modo più forte possibile. mi ricordava il mio vecchio capo”.
Un grande amico della Fondazione, Pino Scaccia, ha consegnato a Marino Macchi della Testata giornalistica regionale, Sede Rai del Friuli Venezia Giulia, il riconoscimento dedicato a Alessandro Ota per il servizio “Più forte del tempo”, girato a Mostar dodici anni dopo la strage della troupe della Rai. L'obiettivo della telecamera evidenzia la persistente divisione di una città che era luogo di incontri con i suoi ponti tra le sponde della Nèretva e in cui la convivenza tra le diverse etnie resta un patrimonio non ancora recuperato.
“il ponte di Mostar è stato ricostruito perfettamente. Ma tu hai la percezione netta della separazione. e capisci che ci vorranno generazioni per riavvicinare la città cristiana a quella musulmana”.
A seguire la consegna del Luchetta per i quotidiani a Paolo Rumiz per l'articolo “Non andare a Trebisonda” pubblicato nell'ambito di un'inchiesta de “La Repubblica” alla ricerca degli ultimi cristiani sulla strada di Gerusalemme. Il servizio sottolinea le contraddizioni del paese più laico della costellazione mussulmana, la Turchia, in cui le comunità cristiane ( armeni, siriaci, greci, cattolici) sono spaventate, sperdute, silenziose. Qui tace la campana: le chiese vengono chiuse cogliendo ogni occasione, nel convincimento che non si può essere un buon patriota turco se si è cristiano.
"Non andare a Trebisonda, ammonì cupamente un vecchio greco di Istanbul prima che iniziassi, l'anno scorso, un lungo viaggio nella Turchia profonda, alla ricerca degli ultimi cristiani sulla strada di Gerusalemme. Aggiunse:'se proprio ci andrai, non domandare dei miei fratelli....a te la Polizia non farà nulla, ma a loro si. Avranno problemi dopo che te ne sarai andato. Se vuoi un consiglio, non scrivere nemmeno che ci sono cristiani a Trebisonda'"
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Tutte le consegne dei premi sono state intercalate, sotto l'occhio attento della regia di Cesare Pierleoni e della guida di Adriano de Maio, autore della serata, dalle prestigiose esibizioni di Noa accompagnata da Gil Dor e dai Solis String Quartet.
Una voce splendida e cristallina le cui note si sono sparse nel magnifico scenario della più grande piazza sul mare di tutta Europa e ad alcuni sono sembrate volare verso il mare ed oltre, forse proprio laddove Noa voleva che giungessero!.
Sul palco anche Riccardo Maffoni, vincitore di Sanremo Giovani 2006, e il cantautore Carlo Fava, che si sono avvicendati con l'apprezzata esibizione al violino di Alessandro Simonetto e Roberto Daris. |
Ultima scena della serata è stata dedicata ai “ragazzi di Scampia” che hanno consegnato il loro riconoscimento alla stessa Isabella Schiavone e una targa alla Fondazione Luchetta ritirata da Ali, uno degli ospiti di via Valussi.
I Ragazzi di Scampia è orchestra formata da 17 allievi della scuola media “Carlo Levi” di Napoli che al Festival hanno proposto “Musica e speranza”, canzone nata sulla loro pelle di giovani abituati a far convivere la speranza di una vita normale con la realtà della droga e della criminalità. |
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Isabella Schiavone ha ricevuto il trofeo del Premio Marco Luchetta per la TV per il servizio “I ragazzi dello zoo di Scampia”, una coraggiosa inchiesta su un quartiere degradato della periferia di Napoli, in cui la convivenza tra criminalità e spaccio di droga a cielo aperto tolgono ai giovani ogni speranza di vita normale, e la ricerca delle dosi quotidiane si configura come sistema di sopravvivenza senza orizzonti di speranza. Uno spaccato della cosiddetta “Piazza Italia” che rappresenta una denuncia e insieme un invito alla riflessione.
"A Scampia ti imbatti in uno stile di vita quasi inimmaginabile. Gli adolescenti ci vanno perché la considerano la ‘piazza d'Italia', un posto dove trovi roba buona a buon prezzo, e te lo dicono con gli occhi luminosi, contenti. Un posto dove se a un bambino di otto anni fai una banalissima domanda - chi è il suo cantante preferito, o se vuole diventare un calciatore - ti senti rispondere ‘non mi pace niente, non voglio diventare nessuno'."
Infine, dopo il discorso di ringraziamento del presidente della Fondazione Luchetta Enzo Angiolini, i saluti dei tre giornalisti-conduttori che, fra l'altro, sono stati molto vicini alla Fondazione nella tre giorni di preparazione della serata, con un appuntamento che ormai ha dimostrato di essere più che maturo per porsi sulla scena internazionale dei riconoscimenti giornalistici. |
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Luglio 2007, data della IV edizione, non potrà che confermarlo…
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