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Premio Luchetta - Televisione |
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| Macchi Alfredo |
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PASSWORD, IL MONDO IN CASA
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Piccoli schiavi |
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Lo stato indiano del Tamil Nadu ha uno dei maggiori tassi di sfruttamento del lavoro minorile del mondo. Nei pressi della capitale Chennay i bambini abbandonati per strada o impegnati come schiavi nelle fabbriche di riso e in quelle di mattoni hanno una sola speranza: Susaj Ray ex lavoratore bambino che ha messo in piedi l'associazione Jeeva Joithy per sostenere i diritti dei più piccoli. Nel reportage si racconta la sua attività: passando di fabbrica in fabbrica convince i padroni a far uscire i bambini lavoratori per andare a scuola o a far entrare gli insegnanti dentro gli stabilimenti. Per i più sventurati ha realizzato asili pomeridiani e una casa accoglienza dove vengono tenuti i bambini senza famiglia per fargli frequentare le scuole.
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| Nucci Vincenzo |
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Goma - Bambini soldato |
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Nel centro “don Bosco” di Goma (Repubblica Democratica del Congo) c'è un punto di accoglienza per i ragazzi soldato, un triste fenomeno che non sembra cessare in uno dei paesi più martoriati dalle guerre in Africa. Don Mario Perez, prete venezuelano, accoglie questi ragazzi vittime (oltre che autori) di violenza cercando di dare altre possibilità di riscatto. Insieme ai ragazzi soldato il Don Bosco di Goma ospita anche piccoli orfani con gravi problemi psico-fisici. Il servizio è andato in onda in uno spazio complessivo di 10 minuti con una diretta da Nairobi e tre servizi a corredo.
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| Zagari Paolo |
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Moldova: il deserto degli affetti |
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Potrebbe sembrare una giovane nazione tranquilla e orgogliosa la Moldova. Chisinau, la capitale quasi un milione di abitanti è bella e la gente si muove rapida e indaffarata come nelle grandi città europee... Ma questo fermento è solo una facciata di un paese dilaniato da una malattia sottile e implacabile di cui ancora non si conoscono le contromisure: il mal d'emigrazione. Su quattro milioni di persone un milione emigra, il 40 per cento della popolazione attiva. Restano praticamente solo i bambini e gli anziani. Abbandonati, da soli. Il documentario è il resoconto di questo viaggio attonito e dolente attraverso un vero e proprio deserto degli affetti.
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Premio Luchetta - Quotidiani e periodici |
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| Mazza Viviana |
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Delara, la ragazzina-pittrice che l'Iran manda al patibolo |
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Delara Darabi era una ragazza iraniana con la passione per la pittura. Condannata a morte, il 1° maggio è stata impiccata in Iran. Questo articolo racconta la sua storia: è stato pubblicato nei giorni in cui una mobilitazione internazionale di attivisti e organizzazioni cercava di fermare l'esecuzione. Nel 2003, a 17 anni, Delara si introdusse insieme al fidanzato Amir Hossain in casa di una cugina del padre, per derubarla. La cugina, Mahin, 58 anni, fu pugnalata a morte. Delara si dichiarò colpevole. Più tardi rivelò che l'omicidio era stato commesso dal fidanzato 19enne: le aveva detto di assumersi la colpa, perché essendo lei minorenne non sarebbe stata condannata a morte. Ma l'Iran, pur avendo ratificato la Convenzione Onu sui Diritti dell'Infanzia, punisce come adulti i bambini a partire dai 15 anni e le bambine dai 9.
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| Cerno Tommaso |
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Ore 10, lezione di cocaina |
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E' un reportage nel mondo della droga fra i giovanissimi. Si parte dalla storia di un gruppo di liceali che, già a 13 anni, fanno uso costante di cocaina e altre droghe in classe. Il servizio allarga poi la questione a tutta l'Italia, raccontando l'esperienza di Milano e di Napoli, dove anche i bambini sono costretti a spacciare. Nel reportage c'è anche un approfondimento sulle ragioni sociali del problema baby-drogati, i rischi e ipotesi di soluzioni.
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| Mathieu Marco |
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D La Repubblica delle donne
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Bosnia 2.0 |
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Viaggio tra i giovani di Tuzla, Mostar e Sarajevo, tre città che riassumono, nei ricordi dei ”grandi” il dramma della guerra civile in Bosnia. I ventenni di oggi non hanno ricordi di guerra che confusi, ma vogliono sapere per superare quel dramma, ed evitare che si ripeta, anche “se non sarà facile”. Mostar è una città spaccata in due, cattolici croati da una parte, bosniaco mussulmani dall’altra. Anche le squadre di calcio sono “confessionali”: il Velez mussulmano da una parte, lo Zrinjski da un’altra. E i giovani che tirano calci sui campetti di periferia inseguono il grande sogno di andarsene: il Bayern Monaco è il traguardo su cui appuntare speranze ed illusioni .Sanno poco della guerra, i giovanissimo sopravvissuti, ma sanno che è assurdo essersi uccisi l’un l’altro solo perché di una religione, e di una cultura, diverse. Anche a Sarajevo, la città del lungo, sanguinoso assedio di mille giorni, si torna a vivere in un sistema multiculturale, secondo le tradizioni migliori di questa terra. Ma la madrasse forniscono una cultura “importata” dalla Malesia, e l’islam si è radicato ancora di più anche se nella versione più pacifica.
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Premio Ota - Telecineoperatori |
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| Carulli Roberto |
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Dietro il pallone |
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Reportage dall'Angola durante lo svolgimento della coppa d'Africa di calcio. L'effetto del calcio su una terra martoriata da tanti anni di guerra e che piano piano tra mille problemi in cerca di rialzare la testa. Una partita di calcio in un carcere di Lubango è il pretesto per osservare le condizioni dei carcerati. La visita in un palazzo semi distrutto di Luanda racconta la storia di un ragazzino che sogna il grande palcoscenico del calcio.
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| Botta Gianfranco |
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Ritorno ad Haiti |
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Il terremoto di Haiti è stata senz’altro la “notizia” più grande e terribile della prima parte del 2010. Come troppo spesso accade, tuttavia, dopo meno di un mese dalla catastrofe che ha ucciso 200.000 persone e ridotto in rovine gran parte di un paese che era già tra i più poveri del mondo, l’attenzione dei media internazionali si è spenta. E Haiti è ricaduta nell’ombra, nonostante la situazione nell’isola rimanga gravissima: più di un milione di persone senza casa, alloggiate in tendopoli in larga misure improvvisate; rischio di nuove tragedie per la stagione delle piogge e degli uragani in arrivo; mancanza di piani di riscotruzione; aiuti che procedono a rilento, senza coordinamento; stanziamenti internazionali massicci di cui però ben poco finisce alla popolazione. In questo contesto i più colpiti sono i bambini. Già sofferenti per la miseria lancinante che pervade Haiti, le loro condizioni sono peggiorate ulteriormente a conseguenza del sisma: moltissimi hanno perso i familiari e sono rimasti soli, moltissimi (decine di migliaia) hanno riportato danni fisici permanenti (mutilazioni, menomazioni), per non parlare dei traumi psicologici; moltissimi sono sostanzialmente abbandonati a se stessi e rischiano di cadere nelle mani di individui senza scrupoli che intendono sfruttarli o coinvolgerli in traffici orrendi. Il servizio, andato in onda sul GT ragazzi (il telegiornale per ragazzi) di RAI3 e sul TG3 delle 19, intende richiamare l’attenzione su questo dramma dai molti aspetti, che rischia di essere dimenticato.
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| Rossi Mario |
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Mia figlia è in vendita |
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Vengono dal sud dell'Afghanistan dove si combatte ogni giorno. Vengono dalle roccaforti talebane della provincia di Helmand e Kandahar. Sono civili in fuga dai bombardamenti e dalle battaglie tra guerriglia e truppe occidentali. Alle spalle si sono lasciati tutto quello che avevano: le loro fattorie, i campi coltivati ad oppio sui quali lucrano i trafficanti ma che a questi contadini garantivano la sussistenza. Ora vivono nell'attesa di un'improbabile pace in una baraccopoli alla periferia occidentale di Kabul, abbandonati da tutti. Poveri e disperati, pronti persino a vendere una figlia se c'è un fratello, in fin di vita, da curare.
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Premio D'Angelo - Quotidiani e periodici non italiani |
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| Lakhani Nina |
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The Indipendent On Sunday
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The 40 million children who just didn't exist |
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Una campagna umanitaria per censire le nascite dei bambini nei paesi in via di sviluppo ha sconvolto le loro vite. E’ la storia di un progetto che ha trovato 40 milioni di bambini che ufficialmente non esistevano. Una campagna che nell’arco di quattro anni e attraverso tre continenti, 32 paesi ha aiutato a proteggere centinaia di migliaia di bambini destinati a cadere vittime del traffico di minori, e bambine di 12 anni costrette a sposarsi. Questo progetto sta ora salvando anche un numero sconosciuto di figlie femmine dall’essere abortite perché “sono di sesso sbagliato”. Ci troviamo di fronte ad un caso molto raro: una buona notizia a livello mondiale.
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| Marlowe Lara |
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I never thought i would see such things |
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Sei giorni dopo il terremoto del 12 gennaio che ha ucciso più di 200.000 haitiani, solo pochissimi aiuti e medicinali erano riusciti ad arrivare nel paese. Di fronte alla cattedrale distrutta di Port-au-Prince alcuni dottori e infermiere cubani operavano all'aperto senza anestesia. Faimi Lamy, sei anni aveva appena subito la seconda amputazione del braccio, perché la prima volta la ferita si era infettata. Sono arrivata quando l'infermiera le stava suturando il braccio senza anestesia. Il dolore era insopportabile e la bambina stava delirando chiedeva un coltello per uccidere il diavolo. Un medico tedesco dell’Ordine di Malta mi disse che ci sarebbe stata una seconda ondata di decessi. “Migliaia moriranno perché le loro ferite si saranno infettate e non riusciremo a curarli in tempo. Molti si trovano nelle tendopoli, altri stanno girovagando in cerca di aiuto. E’ terribilmente frustrante.” Un medico haitiano non riesce a credere ai sui occhi, “ho visto cose orribili che non riesco nemmeno a raccontare, lavoro qui dalla notte del terremoto e non avrei mai pensato di assistere ad una simile tragedia, siamo abituati a vedere animali morti per le strade ma non uomini, è disumano.” Mentre passo attraverso il giardino trasformato in ospedale, i malati alzano le braccia chiedendomi soldi e cibo. Una donna in condizioni disperate chiede di essere spostata via dal sole, chiedo aiuto al mio autista e al mio interprete ma la struttura su cui giace è troppo pesante. Gridiamo aiuto ma non arriva nessuno.
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| O'Mahony Olivier |
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Haiti, les enfants d'abord |
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E' la storia di Lovely, una bambina di 11 anni miracolosamente da un gruppo di soccorritori russi, cinque giorni dopo il terremoto. Viveva in un edificio nel centro di Port-au-Prince con i suoi cugini, la maggior parte sono morti sotto i suoi occhi. Una settimana dopo il suo salvataggio abbiamo deciso di riunire per la prima volta, Lovely e Evgueny, il soccorritore russo che l'ha estratta dalle macerie. Evgueny è rimasto felicemente sorpreso che la bambina lo avesse riconosciuto, nonostante quando la salvò fosse in uno stato di shock. La storia di Lovely è al centro di un reportage di 12 pagine sulla situazione dei bambini di Haiti, in particolare, quelli adottati dopo il terremoto.
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Premio Hrovatin - Fotoreporter |
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| Dadi Armando |
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Nonno consola i nipoti |
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Dopo la paura del terremoto in Abruzzo, un nonno consola i nipotini nella tendopoli allestita dalla Protezione civile nel campo sportivo Fattori all'Aquila.
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| Bulaj Monika |
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East, Europe and Asia stategies, Il Piccolo
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Afghanistan |
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La scuola più grande in Afghanistan. La scuola più grande in Afghanistan è a Herat, dove studiano 17mila bambine e ragazze, in due turni. In tende, scantinati, sale strapiene con pareti umide, per terra, nel freddo, sotto i tetti rotti, sotto ripari di paglia da dove gli scorpioni cadono loro addosso.
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| Giusti Francesco |
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Russkii reporter - Come |
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HAITI - PORT AU PRINCE - A due settimane dal terremoto si cerca tra le macerie l'indomani mattina del grande incendio del Marchè en Fer, il mercato principale della capitale.
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Premio Speciale Haiti |
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| Ollieric Dorothee |
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Les enfants esclaves en Haiti |
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Ad Haiti ci sono 300 000 “bambini schiavi” che vivono in una situazione difficile soprattutto dopo il terremoto. Qualche giorno dopo ne abbiamo incontrati alcuni.
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| Prezzo Tiziana |
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Haiti, speciale Restavek |
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Il nome con cui vengono chiamati, restavek , dal francese rest avec , richiama i tempi della schiavitù.. A causa della povertà delle loro famiglie migliaia di bambini sono ceduti a nuclei familiari più benestanti, che li utilizzano per lavorare nei campi, a come servi in casa. Non mancano i casi di abusi sessuali. I bambini restavek i alzano alle quattro del mattino, vanno ad attingere acqua per tutti, preparano la colazione, puliscono la casa e poi vanno a scuola. Quando rientrano preparano la cena e ripuliscono la casa. Alcuni di questi si rifugiano in comunità. In una di queste, un unico edificio, sono morti in trecento sotto i muri crollati.
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| Sonali Shah Brownstone Andy |
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Haiti orphans |
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Questo breve filmato è stato trasmesso durante il quarto giorno di reportage su Haiti di Newsround. Uno dei grandi temi di questo disastro è il numero di bambini haitiani che vivono negli orfanatrofi. Abbiamo voluto spiegare ai bambini inglesi che anche prima del terremoto negli orfanotrofi di Haiti c'erano migliaia di bambini e non soltanto i piccoli che hanno perso i loro genitori ma anche quelli che non riescono ad essere cresciuti dalle loro famiglie. Il servizio si chiude a Little Haiti a Miami, dove le famiglie stanno adottando nipoti che hanno perso i genitori.
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