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LUCHETTA    OTA   D'ANGELO   HROVATIN

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Presentazione del libro al Museo Revoltella : 5 ottobre 2007

La sala convegni del Museo Revoltella

Il Premio internazionale di Poesia "Castello di Duino" è nato da una idea e dall'entusiasmo di Gabriella e Ottavio Gruber. Anche l'edizione 2007 è promossa dall'Associazione di volontariato Poesia e Solidarietà di Trieste, con il patrocinio e la collaborazione di S.A.S. Principe Carlo Alessandro della Torre e Tasso di Duino, in collaborazione con il Collegio del mondo unito dell'Adriatico di Duino e con la IBISKOS Editrice di Risolo che lo sponsorizza, in continuità e con le stesse caratteristiche del Concorso Internazionale di Poesia promosso nel 2005 e nel 2006 dall'associazione Club Zyp.

In questa pagina: Presentazione al Revoltella, Reading alla Tripcovich, La visita in via Valussi

Quasimodo con Risolo e Valera
Quasimodo con Risolo e Valera
Al "Premio"  hanno concorso giovani di tutto il mondo sino ai 30 anni di età. La giuria è costituita da poeti e critici competenti in diverse lingue. Le poesie vengono valutate per quanto possibile nella loro lingua originale . Le poesie premiate e segnalate sono pubblicate gratuitamente in italiano e inglese e registrate in cd in lingua originale. I concorrenti non presenti nel libro possono chiedere la pubblicazione gratuita della poesia inviata nella pagina "Archivio" del sito. Al Concorso 2007 hanno partecipato 1000 giovani da Italia, Slovenia, Serbia -Montenegro, Croazia, Lituania, Romania, Bulgaria, Malta, Portogallo, Spagna, Francia, Svizzera, Germania, Turchia, Nigeria, Camerun, Ghana, Argentina, , Brasile, Costa Rica, Colombia, Canada, Stati Uniti,  Olanda, Norvegia, Monzambico, Zimbabwe, Palestina, Guatemala, Cina, Albania, Libano, Congo, Lussemburgo, Australia,  Malesia, Etiopia, Kenia,  Repubblica Ceca, Messico, Venezuela, TaiWan, Cipro, Grecia, Ukraina, Moldavia, Georgia, Iraq, Cile, Azerbaijan, Kazakistan, Federazione Russa, Austria, Indonesia, Uganda, Grecia, Polonia, Tunisia, Etiopia, Burkina Faso, Togo, Martinica, Cuba.
Il concorso è nato nel contesto della manifestazione "Poesia e solidarietà Linguaggio dei Popoli" promossa a partire dal 2000 da Gabriella Valera Gruber per diffondere valori di solidarietà anche con la diffusione e la conoscenza del linguaggio poetico appoggiando di anno in anno diverse azioni umanitarie.
Giuria del Premio: Julius Franzot (Scrittore Presidente di giuria), Ivan Bujukliev (Critico letterario), Marji Cuk (Poeta e Giornalista), Antonio Della Rocca (Scrittore), Franco Gatti (Critico letterario), Claudio Grisanchich (Poeta), Tomaso Kemeny (Poeta), Marina Moretti (Poetessa), Marina Norbedo (Critico letterario), Isabella Panfido (Poetessa e giornalista), Sergio Penco (Poeta), Fabio Russo (Critico letterario).

Primo Premio/First Prize (€ 500)
     Randall Roque
, “Juan Machete” (Costarica)
Secondo Premio/ Second Prize (€ 500)
     Elena Pinnen
, “Contrade” (Roma)
Terzo Premio/Third Prize (€ 500)
      Nsikak Sebastine Umoren
,
"Oh! I love a baby- Hope to everyone”
(Oh! Io amo una bambina-Speranza a tutti voi), Nigeria
Medaglia della Presidenza della Repubblica Italiana
      Ilaria Congiù
, “Confini”, (Inghilterra)


Scarpa illustra la collaborazione al pubblico presente

Quasimodo legge le poesie premiate
Sponsor e collaboratori:
Il Concorso internazionale di Poesia Castello di Duino, onorato da una medaglia della Presidenza della Repubblica, gode del contributo di:

Regione Friuli Venezia Giulia Area cultura, Provincia di Trieste, Comune di Trieste Asessorato alla cultura, Centro Servizi Volontariato Friuli Venezia Giulia; Fondazione Foreman Kathleen Casali, Fondazione CRTrieste, Banca del Credito Cooperativo del Carso, Banca di Cividale, UNicredit Banca, Agenzia Sociale Duemilauno, SIOT, Erboristeria Antichi segreti. Gode inoltre del patrocinio di SAS Principe Carlo Della Torre e Tasso e di numerosi altri prestigiosi patrocini e collaborazioni (Università, Ordine dei Giornalisti Friuli Venezia Giulia, Camera di Commercio di Trieste, Centro UNesco Trieste, ALUT di Trieste, PEN Club di Trieste Enti teatrali Verdi, Rossetti, Società dei Concerti e Teatro Orazio Bobbio), del patrocinio e contributo dei Comuni di Duino e di San Dorligo della Valle, del patrocinio e della collaborazione dei comuni di Muggia

Gli Hotels di Trieste: Abbazia, Alla Posta, Al Viale, Colombia, Continentale, Filoxenia , Italia, James Joyce , Jolly, Miramare, Novo Impero, Città di Parenzo, Roma, San Giusto; Alla Dama Bianca-Villa Gruber (Duino);Mignon (Grignano); Alla Bussola ( Muggia )

Grazie alla generosità della Casa editrice che lo pubblica gratuitamente, il libro "Frontiere" (Ibiskos Risolo, 2007) e il relativo CD con le poesie dei vincitori del concorso è stato venduto a favore della Fondazione Luchetta-Ota D'Angelo-Hrovatin

La recensione delle opere a cura di Julius Franzot

Il tema del premio 2007 portava un titolo molto ampio. Di quanto fosse ampio ce ne. siamo resi conto leggendo come le frontiere venivano interpretate da giovani di tutto il mondo.

Magari ci saremmo aspettati storie di doganieri e contrabbando, barche di disperati ingannati dagli scafisti, sparatorie su qualche remoto filo spinato, entusiasmo per la caduta dei confini in Europa.


Risolo ascolta Quasimodo

Julius Franzot (Scrittore Presidente di giuria)

Certo, qualche accenno a questi temo c'era, ma la maggioranza delle opere presentate si riferivano alle frontiere mentali, a quello che divide un uomo dall' altro, alla lontananza alla freddezza reciproca. Questi erano temi tristi, che raramente lasciavano intravedere una possibile soluzione.Tipico questo concetto in "Confini" di Ilaria Congiu: "Affondo nei tuoi occhi assenti. Non ci sono frontiere sulla mia strada. Solo passi incerti che incontrano altri passi".

Oppure, con l' espressione balcanica un po' noir di Plamen Glogov: "Tenebra assurda è il nostro destino: per amore moriamo, ma amiamo la morte".

Solo nei Balcani si trova il noir? Ma no! Anche dall' Italia si leva una voce, quella di Silvia Favaretto, che vede come "la carne liquefatta viene raccolta in un bicchiere di luce". La crisi del rapporto è nell' aria, quando Nadja Wünsche passeggia triste con il suo compagno, che prende a calci i piccioni nella loro traiettoria, per poi sfociare in "un volo cieco quando mi tocchi di nuovo". La rottura viene anche dall' esterno, quando Stanislava Tichà ingoia "parole patetiche, le lacrime, la fame e le lame di rasoio", quando lui parte alla. mattina. Margherita Fanos pone definitivamente una pietra sopra qualsiasi possibilità di ricongiungimento, quando ammette "è l' abissale distesa di mare che divide i miei sogni dai tuoi", il vento supera il mare, ma "a noi uomini non è consentito volare".

(continua alla pagina dedicata)


Il pomeriggio è stato arricchito dalla raffinata musica del duo Nomin Samdan (pianoforte) Batmyagmar Erdenebat (viola), giovani musicisti del Collegio del Mondo Unito dell'Adriatico.

Reading alla Sala Tripcovich di Trieste : 6 ottobre 2007

Serata di successo alla Sala Tripcovich per il reading delle poesie partecipanti.

Gli autori stessi le hanno presentato al pubblico accorso numeroso, intercalate dalle esibizioni della Nuova Orchestra Ferruccio Busoni diretta dal maestro Massimo Belli .

Una calorosa accoglienza è stata riservata alla Presidente della Provincia di Trieste, prof.ssa Maria Teresa Bassa Poropat (nella foto), che ha ricambiato cogratulandosi per il successo di una manifestazione di altissimo livello culturale alla quale è stata "davvero ben lieta di aver partecipato".

Il discorso di Randall Roque , vincitore della edizione 2007, alla TV del Costarica
--“Nuestras Voces”--

E stoy profundamente agradecido de estar aquí este día. De ser parte de ustedes como ustedes lo son de mí. Nuestras voces, no serán nunca más, las voces del silencio. Nuestras voces, no pueden acallar la opresión ni fomentar con el mutismo el yugo de los desamparados. Hoy, es un día de voces gloriosas, un día en el cual concurrimos como concurre un solo pueblo. Nos hemos amparado a la poesía como una excusa vital, mas en realidad, somos la argamasa que construye los puentes sobre las fronteras: de China a Brasil, del Congo a Nicaragua, de Estados Unidos a Ghana, de Eritrea a Colombia, de Eslovenia a Holanda, de Bulgaria a Canadá, del Tibet a Costa Rica, no importan los países ni las fronteras aquí convocados, hoy somos pueblo que se hermana para decir NO a las guerras en Uganda donde el Ejercito de Resistencia del Señor (ERS) secuestra, viola y mutila niños y niñas para luchar contra el gobierno. Hace cuatro años pude ver en un periódico a Geoffrey Obita, un joven de 16 años a quién le cortaron los dedos, las orejas y los labios al ser secuestrados por los rebeldes en Uganda, esa mirada me impregnó con su dolor y, entonces, aprendí a decir NO, un no rotundo contra la utilización de cualquier ser humano para fines bélicos, el mismo NO, que estoy seguro proclamaremos ahora.


Nuova Orchestra Ferruccio Busoni
diretta dal maestro Massimo Belli

Ottavio Gruber legge alcune poesie, ascoltato con attenzione dalla moglie Gabriella.
Porque damos un NO, como pueblo del mundo, contra el Ejercito de la FARC en Colombia donde los civiles sufren los atentados más atroces, contra las ansias de poder de Estados Unidos en Irak, contra los terroristas que se encubren el rostro para no enfrentar el espejo de la vergüenza, contra las armas de destrucción masiva, contra todo el dinero empleado para eliminar al hombre.
No en vano sabemos que el único depredador de sí mismo es el ser humano deshumanizado. No existen fronteras para quién ama y eleva su voz con fuerza inefable contra la muerte. Se llenará de vida el mundo si nos tornamos un solo pueblo contra el odio aun existiendo las fronteras materiales. Seremos puentes que doblegarán el egoísmo del hombre, puentes erguidos contra el silencio. Hoy no hablamos de quién derrocha más ó menos dinero en armamento y milicia, sino de quién invierte más en la paz. Hoy no hablamos de quien construye el Total Information Awareness (TIA) para almacenar información personal de todos los miembros del planeta violentando los derechos humanos, hoy hablamos de quién invierte más en la paz. Hoy no hablamos de ganadores y vencidos en el terrorismo idealista, religioso o político que acontece en cada rincón del mundo, hoy hablamos de quién invierte más en la paz. No olvidemos, nunca olvidemos. Un pueblo sin memoria retorna siempre a su pasado. Es aquí y ahora, cuando debemos actuar.
Aunque hoy, frente a todos ustedes, no pretendo cambiar el mundo. Cambiaré la parte que pueda cambiar y no la que crea que me corresponde. Ustedes, estoy convencido, harán lo suyo. Porque solamente de ese modo se construye un puente contra las fronteras. Sólo así, se construye un pueblo.
La senda del futuro es ahora. El mañana que nos aguarda es el presente. No detengamos nuestras voces. Nuestra palabra es el arado del pueblo, el abrazo al desamparado, la lucha incesante del oprimido. Mis dedos hoy están aquí para hablarte de lo que podemos lograr con un solo verso. El verso del mundo. Los dedos de Geoffrey Obita ya no están entre sus manos. Mis labios me permiten pronunciarte estas palabras en contra de la guerra. Los labios de Geoffrey Obita fueron mutilados con un machete. Tus pies caminan por el que no puede. Tu corazón late por el que no vive. No acarreemos la muerte ni el odio con nuestro silencio. Digamos “No más” a la indiferencia que nos hace ver la muerte con las armas como la más humana de las razones para alcanzar la Paz. Murámonos de idealistas, de sueños, pero nunca de realismo inmóvil. Murámonos de ahogo de tanto hablar, de llanto vivo, pero nunca de realismo inmóvil. Murámonos de actuar como si fuésemos solos, con la fuerza de uno. Como Martin Luther King, como Gandhi, como la Madre Teresa, pero nunca de realismo inmóvil. O seremos culpables de escribir palabras vagas para entretener. Y no podremos. Nunca podremos. Culpar a nadie por aquel mañana que no construimos ni evitamos.

Nsikak Sebastine Umoren,
III classificato

Visita alla casa di via Valussi : 7 ottobre 2007


Gianni Scarpa illustra le attività della Fondazione e presenta i suoi piccoli ospiti.

Dopo le manifestazioni dei giorni precedenti, una nutrita delegazione dell'organizzazione del Premio e dei ragazzi che vi hanno partecipato ha voluto portare un segno del suo affetto alla Fondazione.

Le nostre parole per stavolta lasciano il posto a quelle di chi , con il cuore in mano, si è immerso nella magica atmosfera di via Valussi, facendosi trascinare in un pianto commosso dopo aver ascoltato la poesia III classificata di Nsikak Sebastine Umoren (come ha fatto Roberta Grubelli) o scrivendoci alcune emozionate quanto emozionanti riflessioni sulla giornata (prof.ssa Gabriella Valera).

Attore del mattino trascorso assieme è stato sicuramente Nsikak, che dopo aver giocato con i bambini, fregandosene delle chiacchiere di "noi grandi" e dedicando loro tutte le sue attenzioni, ha interpretato la sua poesia (non prima di avercene tradotto il significato) nella sua lingua originale, della cui musicalità eravamo già stati profondamente colpiti durante il reading alla Sala Tripcovich.

A lui e a tutti i ragazzi e adulti va il nostro sentito ringraziamento per un momento particolarmente toccante vissuto assieme in via Valussi!.

I bambini di via Valussi
(di Gabriella Valera)

Ci sono venuti incontro a manine levate, offrendoci fogli colorati sui cui stava scritto: “Siamo contenti che siate venuti. Un grosso bacio dai bambini di via Valussi”.
E sono scappati via, in un a specie di girotondo confuso, prima che si riuscisse a leggere ciò che ci avevano dato.
Hanno una loro “leggerezza” i bambini di via Valussi: quando giocano, quando piangono, quando cercano di esprimere un bisogno, quando passano dalle braccia di un genitore a quelle di un altro o a quelle di un volontario, sembrano sfiorare quel luogo che è la loro casa: sembrano essere lì con grazia e con discrezione. Incredibile la sensazione che danno.
Così quel giorno, con i loro benvenuto fra le mani, mi sono sembrati rondinelle in volo.
Quei fogli erano naturalmente un dono dei genitori che si trovano a Via Valussi con i loro bambini, un dono fatto di parole mute, come del resto le pizzette e i dolci cucinati per noi.
Gianni Scarpa da un angolo osservava con il sorriso appena accennato di sempre. Mauro (il nostro fotografo) con gli occhi sbarrati come per fissare dentro di sé le immagini. Una volontaria teneva in braccio un bambino. Alcuni dei nostri giovani commossi hanno pianto, altri venuti da lontano giocavano, disegnavano, sembravano essere lì da sempre. Io, accanto ad Ottavio, troppo usa alla riflessione, prendevo tempo con i miei pensieri per capire meglio, oltre la commozione, oltre la sensazione di bontà e di solidarietà che si poteva respirare.


Ottavio Gruber e Gabriella Valera


Nsikak Sebastine Umoren gioca con i piccoli ospiti

I “bambini di via Valussi”, in realtà, hanno ciascuno un nome, una casa lontana, un paese di origine, un idioma: tutto questo è stato loro tolto, almeno momentaneamente, da guerre,indigenza, situazioni diverse di difficoltà.
Tutto questo non è possibile restituirglielo, neppure a via Valussi.
Anche i più grandicelli parlano poco, forse non sanno quale lingua parlare. Sono, per quanto accompagnati dai loro genitori, lontani da una radice.
Eppure quel giorno (come forse in tutti i giorni della loro permanenza lì) non ci fu bisogno di parole. Si affidavano spontaneamente al caldo abbraccio di noi, che nulla sapevamo del loro male e nulla dei loro nomi e delle loro lingue e delle loro terre. Le parole erano sostituite dai sorrisi, dai baci, dall'ascolto dei loro occhi; o dallo sguardo di incontro con i genitori, che sorreggono reciprocamente la loro pena, in una casa provvisoria che rimarrà però forse nel loro cuore come la più importante e la più sicura delle case, quando torneranno nel loro paese.
I bambini di via Valussi e i loro genitori torneranno nel loro paese e nelle loro case: presto, speriamo, quando i motivi di cura che li hanno portati in Italia saranno rimossi. Non ci è dato sapere quanta memoria rimarrà, nei più piccini, di ciò che hanno vissuto. Non sappiamo se un giorno, tornati alle loro terre, potranno mai incontrare di nuovo quelli che sono stati come “fratelli” in questa vicenda di solidarietà e d'amore; non sappiamo se ricorderanno il miracolo di una casa, dove è superata la barriera del linguaggio; non sappiamo se ricorderanno il sorriso lieve di Gianni Scarpa, gli occhi di Mauro il fotografo, le braccia dei volontari.

Ma siamo noi a non poter dimenticare; siamo noi a voler dire smarriti: “Cari bambini di via Valussi. siamo contenti di essere venuti qui; grazie di essere stati con noi e d'averci fatto dono della vostra grazia come se quel pezzo doloroso di mondo da cui siete venuti fosse soltanto un incubo che il nostro sogno può per sempre cancellare”.

Gabriella Valera

Dalla serratura del mondo
(di Roberta Grubelli)

Vorrei piangere un po'
Ti chiedo di osservami mentre lo faccio
Libererò ogni lacrima
Non smorzerò la disperazione
-devo assaporarne il gusto amaro-
C'è una punta d'acidità
Graffia i sensi ed echeggia nell'anima
non vorrei poi asciugarmi il viso
cosa devo nascondere?
Non temo gli sguardi dei passanti
Ma solo la tua indifferenza
Sto bruciando lentamente
le lacrime soltanto
possono spengere questo fuoco devastante
voglio che esse incidano le mie guance
per non farmi dimenticare
quegli occhi che implorano aiuto


Nsikak Sebastine Umoren con Roberta
(a destra nella foto) pochi momenti prima del pianto a dirotto che ha ispirato la poesia qui a fianco.

-mi vedrai scomparire-
voglio liquefarmi e mescolarmi
assieme a queste gocce salate
per poi tuffarmi in un mare di leggerezza
voglio tenerti la mano, ancora,
sospirare, farti sentire il mio alito caldo
che possa avvolgerti come un tenero abbraccio
il più sentito, il più vero che riceverai
in tutta la tua esistenza
la mia inettitudine è infinta in questo momento
la parola non saprà descrivere
il sapore di queste lacrime, così dense
così intrise dell'essenza vitale
una vita che dedico a te

Roberta Grubelli

Chi sono Gabriella Valera Gruber, Ottavio Gruber e l'associazione Poesia e Solidarietà?

Gabriella Valera Gruber e Ottavio Gruber si sono conosciuti con una poesia e si sono sposati nel 2000.

Gabriella insegna Storia all'Università di Trieste. Fa volontariato nell'Associazione per la quale fra l'altro coordina le attività del laboratorio di poesia; ha pubblicato, oltre a molte pubblicazioni scientifiche nel suo ambito di specializzazione, anche due libri di poesie ("Lasciami danzare", L'Autore libri, Firenze 2001 e "Gente della mia vita", Ibiskos editrice di A. Risolo, Empoli 2004), che contengono  la riproduzione delle incisioni di Ottavio; suona il pianoforte e da qualche anno si dedica al violino.

Ottavio dopo avere lavorato come ufficiale di macchina nella marina mercantile e come elettronico delle telecomunicazioni, nel tempo libero ha studiato disegno e pittura specializzandosi nelle tecniche incisorie. Le sue opere sono state esposte in numerose mostre in Italia e in Germania. Le sue incisioni sono spesso ispirate alla poesia. Egli stesso scrive poesie e si dedica alla musica.


Ottavio Gruber e Gabriella Valera

    

Poesia e Solidarietà è un'associazione di volontariato che promuove i valori della solidarietà con la diffusione e la conoscenza della poesia, letta ed ascoltata in tutte le sue anche più umili sfumature, coltivando la ricerca di un linguaggio consapevole e letterariamente affinato, confrontandosi con gli strumenti della critica.
La funzione conoscitiva del linguaggio poetico è riconducibile alla sua densità ed allusività dentro cui sedimentano esperienze e storie, individuali e culturali. La Poesia fa “pubblico” ciò che è privato, senza negare le individualità che la esprimono; fa “privato” ciò che è “pubblico” rendendo disponibili alla rielaborazione personale valori e significati sedimentati nella molteplicità degli intrecci e dei tessuti culturali.

Gli incontri, i laboratori, la lettura insieme, l'ascolto e il confronto promuovono una forma di socialità nuova, rispettosa e profonda, connaturata al linguaggio poetico, lasciando ogni singolo Autore/Ascoltatore alla interiore rielaborazione ed alla percezione acuta della complessità in cui siamo immersi.

Poesia e Solidarietà porta il discorso sulla poesia nei luoghi dove esso può diventare germe di maturazione o di sollievo, fra i giovani o fa gli anziani, nei luoghi del sociale dove la cultura si fa “altra” riconoscendosi fondamentalmente e anzitutto come momento di crescita personale; Poesia e Solidarietà realizza e promuove iniziative che affiancano alla valorizzazione del linguaggio poetico l'attenzione a tematiche umanitarie, proiettando la ricerca dei significati nell'universo dei valori.

Il progetto di Poesia e Solidarietà è letterario, umano, sociale. Prende le mosse da una definizione “minima” del discorso poetico, capace tuttavia di implicazioni profonde su cui intrecciare un dialogo con tutti gli aspetti della cultura, poetica e non, incrociando le esperienze e le vite dei singoli sullo sfondo complesso della società contemporanea.

 

Sito ufficiale del Premio Internazionale di Poesia

www.castellodiduinopoesia.it

IBISKOS Editrice di Antonietta Risolo

 

Responsabile