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LUCHETTA    OTA   D'ANGELO   HROVATIN

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L'arrivo in via Valussi
L'arrivo in via Valussi
Giugno 2006: Il sorriso di Saja, Doha e Abbas

Siamo Arianna e Moira e da qualche anno collaboriamo con la Fondazione aiutando l'insostituibile Ariella nella gestione delle case famiglia e nell'aiuto materiale, psicologico e morale dei genitori e bambini che, tramite il contributo economico dei nostri sostenitori, riusciamo a curare.
Il 6 gennaio di quest'anno siamo andate in via Valussi per la tradizionale festa della Befana; appena entrate siamo state subito accolte dai nuovi amici giunti da Baghdad: papà Abbas con le due fantastiche bambine Saja di 6 anni e Doha di 4.
Siamo state subito avvolte dalle loro piccole braccia e da quel momento catturate dalla loro dolcezza, tenerezza e ….bellezza.
Erano arrivate in Italia su segnalazione della Croce Rossa in quanto Saja, affetta da una forma di leucemia e purtroppo anche sordomuta, aveva urgente bisogno di cure mediche.
Pertanto, per poterle salvare la vita, l'unica possibilità rimasta era quella di sottoporla ad un trapianto di midollo donato dalla sorellina Doha, seppure più piccola di lei.

Una volta eseguiti i primi esami medici Saja è stata ricoverata in ospedale con papà Abbas per predisporre il trapianto; operazioni di questo genere necessitano di una permanenza pre e post intervento in una stanza isolata sterile per circa tre mesi e pertanto lasciamo immaginare a voi tutti i problemi psicologici per un genitore che deve intraprendere questo percorso, che giorno per giorno presenta solo pensieri e paure nel vedere quei due piccoli occhioni chiedere aiuto.

I primi dieci giorni sono stati davvero molto molto difficili: la bambina rifiutava il cibo e papà Abbas si preoccupava nel contempo anche dell'altra figlioletta lasciata affidata alle cure delle altre mamme ospitate nella casa.

A questo punto bisognava intervenire immediatamente e rimboccarsi le maniche, non si poteva rischiare di far fallire il trapianto!!

Pertanto l'unico modo per far reagire entrambi è stato quello di essere sempre presenti con loro, giorno dopo giorno, e non permettere che si sentissero soli ad affrontare la terribile malattia.

Ma come sbloccare questa situazione di rifiuto della piccola Saja?
Ecco quindi l'idea di cucinare noi direttamente pranzi e cene e portarli al Burlo.

L'incontro con il principe Emanuele Filiberto
L'incontro con il principe Emanuele Filiberto
Momenti di gioia in via Valussi
Momenti di gioia in via Valussi

Lei,la nostra piccola Saja, vedendo che si trattava di cibo portato da noi, non ha esitato ad assaggiare e gustare….sapete qual'era il suo piatto preferito? La calandraca (in triestino=spezzatino di carne e patate) e a ritmo di carne, patate, gnocchi, crocchette, tortellini…ecco Saja che fa risplendere i suoi occhioni alla prima uscita in terrazza dopo il periodo di isolamento.

Dalla terrazza siamo passati al giardino, inventando ogni giorno giochi ed attività nuove che l'aiutassero nella ripresa, sempre aiutati dalle cure amorevoli di papà Abbas che per noi aveva sempre pronto uno sguardo pieno di ringraziamento e gratitudine.
Di questo bellissimo periodo non abbiamo nessuna fotografia in quanto tutto il tempo a disposizione lo impiegavamo per giocare con lei a birilli, freesbee, aquilone, palla e a chiacchierare con il papà che nel frattempo ci insegnava a comunicare con entrambi.

 

A proposito di apprendimento della lingua: la sorellina Doha rimasta con le altre mamme e bambini in via Valussi aveva imparato in pochissimo tempo a parlare l'italiano con disinvoltura, e con il suo carattere vivace era proprio una bricconcella!!!

I giorni sono trascorsi con referti medici confortanti al punto che la scorsa settimana i medici hanno dato il benestare per il rientro della famiglia a casa, e sabato 2 giugno Ariella, noi volontari e alcune mamme di via Valussi siamo andati a salutare Abbas e Saja all'ospedale.
Purtroppo le mutate condizioni socio politiche hanno fatto sì che la Croce Rossa nel frattempo sospendesse i voli di rientro programmati precedentemente e pertanto la Fondazione, con Ariella e con il sostegno economico della Spes, ha organizzato il viaggio di ritorno.

La prima uscita dall'isolamento
La prima uscita dall'isolamento
Saja gioca con papà Abbas
Saja gioca con papà Abbas

Inoltre Ariella e i nostri volontari Severino, Franca e Marta hanno dato un ulteriore contributo per garantire ad Abbas un sostegno economico adeguato per il rientro.Ci siamo salutati con la promessa di ricevere una telefonata all'arrivo a casa, in quanto la strada tra Amman e Baghdad non era delle piu' sicure.

Tutto è filato "quasi" liscio e oggi stesso abbiamo ricevuto, con gran gioia, un'ulteriore loro chiamata di saluto che ci ha emozionato davvero tanto, al punto di farci venire ancora una volta le lacrime agli occhi; sono passati pochi giorni dalla loro partenza, ci mancano tantissimo e abbiamo sempre davanti a noi l'immagine di Saja, Doha e Abbas che ci salutano dall'auto di Ariella, straripante di valige colme di vestiario, giocattoli e oggetti di vario tipo che nel loro paese è difficile reperire, che li porta in aeroporto.

La prima uscita dall'isolamento
Siamo felicissime che finalmente abbiano potuto riabbracciare la loro mamma ma al tempo stesso consapevoli che l'aver trascorso alcuni mesi in Italia in una realtà ben diversa possa creare, al rientro, qualche problema di reinserimento.
Ariana e Moira
Ariana e Moira

 

Siamo però altresì convinte di avere
tre messaggeri di pace in più
in un paese travagliato come il loro.


Vi vogliamo un mondo di bene e non vi dimenticheremo mai!!

Il momento del commiato
Il momento del commiato

Doha
Sono Genny,
vengo spesso su a trovare i bambini ospiti in via Valussi portando quello che riesco a recuperare per poter dare loro un aiuto...

Domenica partono per rientrare in iraq le mie due gioie.....
Le ho conosciute a gennaio ed era da pochi giorni che erano arrivate in Italia.
Mi hanno conquistato subito, Doha per il suo fare così esuberante, Saja per la sua dolcezza e per i suoi occhioni che parlano da soli....
Con loro ho avuto subito un legame molto forte, tanto che sono tornata spesso perchè mi mancavano davvero tanto...
Poi Saja è entrata in ospedale e per oltre un mese non sono riuscita a vederla ma ho trascorso il tempo nella casa con gli altri bambini e con Doha che sembrava nata qui da quanto bene parlava l'italiano.
Un mese e mezzo fa siamo andati a trovare Saja in ospedale e in macchina continuavo a chiedermi se fossi stata pronta nel vederla dietro ad un vetro con i segni evidenti della malattia....
Ariella continuava a dirmi di essere forte per non "rischiare" un rientro tra pianti e fazzoletti.....ma quando l'ho vista non potevo che essere felice, perchè lei era felicissima di vedermi e guardandola negli occhi non c'era bisogno di molte parole...

La volta successiva Saja è uscita in giardino per un'ora di aria con Assan, il papà e finalmente ho sentito la sua voce che provava a dire ciao....li veramente non so come ho fatto a trattenermi...perchè la gioia è stata infinita.
L'ho vista correre sorridente nel prato, giocare con il pallone e poi trovati fogli e pennarelli ha fatto dei disegni, uno anche per me dove i soggetti eravamo proprio noi due.

La scorsa domenica siamo tornati vista la notizia della loro imminente partenza improvvisa. Mi chiedevo lungo il viaggio come avrei fatto a non piangere visto che non avevo fatto altro negli ultimi giorni, come avrei fatto a dormire senza sapere se fossero arrivate senza che nessuno gli facesse del male....come avrei fatto a non gioire più per un loro sorriso, per un loro bacio, per una loro carezza, per una loro attenzione.

Doha con la sua ingenuità diceva a tutti che non stavo piangendo ma avevo solo un pò di allergia, finchè non mi ha rivista piangere con il papà in ospedale, con Saja quando l'ho salutata e con lei nuovamente quando sono ripartita per tornare a casa. In quel momento probailmente si è resa conto che piangevo per loro, perchè stavo male al pensiero di lasciarle partire e non rivederle più.
Allora è corsa verso la mia macchina dopo avermi mandato un bacio l'ha soffiato verso di me con la mano...e li il pianto è ricominciato!

Spero che il loro viaggio vada bene e vedano presto la loro mamma, spero che nel loro paese si trovi un pò pò di pace per avere il modo, in futuro, di poterle rivedere...

Di loro mi resteranno tante cose...
...le lunghe ore trascorse a ballare e cantare con Saja in braccio sulle canzoni della Pausini dove anche lei intonava delle melodie pur non sentendo la musica...
...il pomeriggio trascorso a truccarsi il viso e a dipingere con gli acquerelli....
...la festa di carnevale, i clown e le baguette con la nutella....e loro sporche ovunque di cioccolato....
...gli sguardi di Saja e il nostro modo di comunicare così naturale e semplice...
...le ore trascorse a far mangiare Doha che come sempre faceva i capricci...
...le numerose volte in cui mi chiedeva se potevo metterle il lucidalabbra!!...
...gli abbracci, i baci, le carezze, le ore trascorse in braccio e quelle trascorse a rincorrerci...

grazie per l'esperienza meravigliosa ed unica di aver conosciuto due bambine così speciali...

Genny                             


Saja

La Fondazione Luchetta Ota D'Angelo Hrovatin esprime la sua gratitudine a tutti coloro (e come sapete i nostri volontari sono tantissimi) che in questi mesi si sono prodigati affinchè la permanenza di Saja, Doha e Abbas, oltre alla famiglia Hadi, fosse più tranquilla possibile.

In particolare ringrazia Nader e Osama per la continua presenza come interpreti, che ci ha permesso di poter dialogare da subito con gli ospiti iracheni.

Le mamme di lingua balcanica infatti sono solite aiutarsi tra di loro per le quotidiane necessità mediche, alimentari etc., mentre questi due ragazzi intervengono sempre prontamente nei casi di ospiti di lingua araba, permettendone l'immediato inserimento nella nostra piccola comunità.

 

 
Responsabile