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LUCHETTA    OTA   D'ANGELO   HROVATIN

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martedì 7 febbraio 2012
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Viaggio in Bosnia (di Lorenzo Trissini)

L'idea



Arrivo al centro Sveta Obitelj di Mostar


 

Da tempo pensavamo a Sarajevo ed alla Bosnia, quale meta di un nostro viaggio in moto, attratti da qualcosa che tutt'ora non sappiamo identificare chiaramente.

Finalmente la decisione. Detto, fatto! Ma non era abbastanza.

Noi triestini abbiamo visto esplodere la lotta per l'indipendenza della Slovenia prima, e della Croazia poi, a pochi passi dalle nostre case, ed abbiamo percepito, più di altri europei, il dramma della guerra del paese e dei popoli a noi vicinissimi. Da ciò il desiderio, se possibile, di portare un piccolo contributo, seppur simbolico, a queste popolazioni sfortunate.

L'opportunità ci viene data dalla Fondazione, che ci indica le modalità operative, in relazione alle specifiche esigenze. Tutti, tra noi, si dimostreranno subito entusiasti di poter fare qualcosa di utile che si aggiunga al fascino insito del viaggio.

E' già penetrando nell'entroterra croato che veniamo travolti dai segni della storia, antica e recente; la rocca-fortezza di Knin, prima, la permanenza a Mostar, in Bosnia, poi. La città di Sarajevo con le bucoliche montagne che la circondano, segnate dagli invisibili (o quasi) confini che separano le diverse “repubbliche” della confederazione; ed ancora: Travnik (città natale dello scrittore Ivo Andric, premio Nobel, dove è ambientato uno dei suoi famosi romanzi “La cronaca di Travnik”), fino a Banja Luka, nella Republika Srpska. Restiamo colpiti da larghi vialoni e discutibili palazzi dell'epoca comunista, ravvivati da numerosi ed occidentalissimi negozi, della zona nuova della città di Mostar, che si contrappone al meraviglioso centro storico, di cui il famoso ponte è solo la punta di diamante; dalla tipica architettura dei centri di Mostar e Sarajevo (Bascarsija), che mettono in evidenza i caratteri orientali, acquisiti in seguito alla dominazione turca; dalla vitalità di vicoli e locali, i quali spesso non vendono alcoolici. E come non notare, accanto agli splendidi edifici, perfettamente conservati e, forse, ristrutturati in fase post bellica, i numerosi segni lasciati dal recente conflitto. Le case vuote, quasi sicuramente abbandonate da un giorno all'altro, nelle amene località di campagna e di montagna, a ridosso dei confini. E ancora il muezzin, che dai minareti, attraverso il penetrante rituale salmodiato, richiama ripetutamente alla preghiera (salamat) nel corso della giornata, le giovani ragazze vestite con gli appariscenti (per noi) ma castigatissimi indumenti musulmani, gli innumerevoli cimiteri, gli annunci funebri attaccati ai muri, illustrati con i caratteri “arabi”. Affascinanti usi e costumi, a volte inquietanti, invadenti, probabilmente poichè esasperati dalle brutture della guerra.

Il viaggio


Il gruppo con le operatrici del centro

Conoscenza&Solidarietà


Minareti e croci cattoliche a Mostar


Il giorno seguente il nostro arrivo in Bosnia, saremo ancora a Mostar, dapprima presso la locale Caritas, dove porteremo, all'ospitale e colto don Ante, i saluti della Fondazione Luchetta-Ota-D'Angelo-Hrovatin, quindi facendo visita al centro “Sveta Obitelj”, dove vengono seguiti e curati alcuni bambini disabili; quelli che possono farlo ci corrono incontro, appena vedono avvicinarsi le moto che, come sempre, destano curiosità e simpatia; parcheggiamo e veniamo accompagnati nella visita da una suora che parla italiano; il centro è ben attrezzato, le strutture sono recenti e moderne; all'esterno campeggia una targa di ringraziamento verso chi ha contribuito alla sua realizzazione (tra cui, recita, “gli amici italiani”). I bambini che incrociamo lungo il nostro percorso ci salutano energicamente, sorridono; ci illudiamo di aver portato, con la nostra breve visita, un piccolo contributo alla loro felicità. Da qui la simpatica “Goga”, operatrice del centro, ci guiderà, dal sellino posteriore della moto di Valentino, nel luogo in cui persero tragicamente la vita i nostri concittadini, dei quali la fondazione porta il nome, in loro ricordo. Toccante. La permanenza in città si conclude con la consegna di alcuni aiuti materiali ad una famiglia bisognosa della periferia della città, indicataci dalla fondazione. Scarichiamo le moto tra sguardi un po' sorpresi ed increduli; dalle finestre del fatiscente fabbricato dove vivono, appaiono occhi grandi e curiosi; veniamo invitati ad entrare ma saremo costretti a rifiutare il caffè che ci viene offerto: Sarajevo è ancora lontana, si sta facendo tardi e dobbiamo ripartire; missione compiuta!


Sosta sulle montagne a Nord di Travnik

Possiamo assicurarvi che certe esperienze lasciano nel cuore qualcosa di profondo che rende il viaggio unico e affascinante.

I racconti della gente, quando si ha la fortuna di poterla ascoltare e capire, disposta ancora a lottare per la vita e per la pace, superando (o cercando di farlo, a volte; a volte no, purtroppo) rancori, difficoltà materiali, confini fisici e mentali; sembra di percepire sensazioni e situazioni diverse da quelle diffuse dalla cronaca “ufficiale”, dalla storia scritta dai giornalisti della TV e dei giornali, dalla politica come ci viene raccontata…

La dolorosa realtà dei bambini colpiti da malattie invalidanti fino a renderli non autosufficienti, ci desta dall'eccitazione da “vacanza”, riavvicinandoci emotivamente alle persone meno fortunate che spesso vivono anche alla porta accanto, non solo a migliaia di km di distanza. Usciamo un po' scioccati dal dramma dei ragazzi costretti nei letti, ma capaci di emozionarci col loro sorriso di benvenuto; un po' tristi, spaventati dal mondo, dalla vita; che tuttavia prosegue tutt'attorno; ma sicuramente più consapevoli, arricchiti, aperti, sensibili. Ci dà forza, forse un po' egoisticamente. Ma non potremo più fare a meno di pensarci e siamo quantomeno più consapevoli di poter e dover aiutare, nel nostro piccolo, chi ne ha bisogno. E, in questo, il viaggio ha colpito nel segno.

Visto da noi

 


L'incontro con la realtà più povera

Visto da loro



Montagne bucoliche attorno al monte Jahorina, a pochi chilometri da Sarajevo

La strada che da Jajce arriva a Banja Luka

Quando la Fondazione ci ha telefonato dicendo: “ci sarebbe qualcosa di utile che potete fare”, eravamo quasi increduli; un gruppo di squattrinati amici con la passione per la moto e per i viaggi che riescono a dare il loro, seppur modesto, contributo per una causa umanitaria; poi eccitati, anche dallo stesso entusiasmo dei volontari di via Milano.

Trovare nuovi simpatizzanti crediamo sia tra gli obiettivi delle associazioni che vivono di volontariato. Ben venga, quindi, ogni canale utile a tale scopo. Speriamo, in questo senso, di aver interpretato al meglio gli intenti della Fondazione.

La Caritas di Mostar, tramite Don Ante, ci ha accolti pur senza conoscerci personalmente, ringraziando per i saluti inviati dalla Fondazione per mano di questi curiosi “testimonials”, rafforzando ed alimentando così, idealmente, una collaborazione attiva e concreta, e contribuendo alla diffusione della conoscenza dei popoli, delle diverse culture, dei nobili messaggi di pace e solidarietà.

Abbiamo visto bambini costretti su sedie a rotelle o, peggio, su letti d'ospedale, donarci meravigliosi sorrisi, per il solo motivo di aver rappresentato, con la nostra visita alternativa, un diversivo alle loro dolorose, ripetitive giornate.

Abbiamo assistito alle rumorosissime corse di saluto, di gruppi di bambini delle piccole isolate comunità delle montagne, raggiungibili solo percorrendo incantante strade sterrate nei boschi, entusiasti ed eccitati per la vista di questi insoliti visitatori su due ruote; ed ancora la genuina, semplice, modesta ospitatità degli abitanti più isolati delle montagne, che alla nostra richiesta di informazioni sul tragitto che stavamo percorrendo, incoraggiandoci a proseguire lungo la stessa direzione, ci hanno offerto lo spettacolare miele da loro prodotto, vincendo la nostra iniziale, prevenuta, diffidenza indotta da quelle facce caratterizzate da lunghissime barbe di araba memoria, per noi quantomeno insolite; probabilmente felici ed orgogliosi di condividere e far conoscere al resto del mondo la loro preziosa realtà.

 

La nostra passione per le due ruote e per la scoperta del mondo ci porterà a conoscere nuovi luoghi, nuove culture, nuove storie e nuove persone; con la rinnovata consapevolezza che ci si può “arricchire” personalmente e contemporaneamente aiutare i meno fortunati, contribuendo alla indispensabile conoscenza delle diverse culture ed alla solidarietà tra i popoli.

Adriano Lorenzo Marzio Kristina Patrizio Riccardo Valentino

Il Futuro


Travnik

 

 

Responsabile